GLI INVESTIGATORI DELLA PAROLA - IL Vangelo della Domenica
Domenica 25 aprile
Dal Vangelo secondo Giovanni
Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, e do la mia vita per le pecore. Io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo.
Ha dato la sua
vita per me
Gesù sceglie una metafora che la gente dell’epoca può capire facilmente. Parla del legame tra pastore e pecore. Vuole spiegarci cosa significa “prendersi cura” di qualcuno.
Vuol dire innanzitutto “conoscere” le pecore.
Se amiamo qualcuno, è necessario amare
innanzitutto ciò che porta dentro di sé.
Dio ti conosce molto bene!
Nell’intimo. Meglio di chiunque altro.
E poi, Gesù aggiunge che, per noi non esita a dare la vita. Egli ha potere di darla e riprenderla. Nessuno di noi può farlo. Perché la vita non è nostra. Non decidiamo quando nascere, né possiamo sapere in anticipo quando ci toccherà morire. Troppe volte ci crediamo “padroni” della nostra vita. Mentre invece la nostra vita è nelle mani di Dio.
E non potrebbe essere in mani migliori.
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